CIMA MUTTA (2135)

 

La Cima Mutta non ha un aspetto appariscente come montagna. Acquista però un grande interesse escursionistico perché è posta nella parte bassa e centrale di un anfiteatro di superbe montagne. Partendo da occidente vi troviamo infatti il Corno Bianco (3320) e da questi la catena di cime che va a spegnersi sui ghiacciai di Bors e d'Indren. A nord le punte centrali del Monte Rosa: Giordani, Vincent, Balmenhorn, Corno Nero, Ludwigshohe, Parrot, Gnifetti, Dufour e Lyskamm che tutte superano i 4000 metri di altezza. A oriente l'anfiteatro si chiude con la nota e significativa Punta Grober (3497) e la possente mole del Monte Tagliaferro (2964). È su queste montagne che è stata scritta una parte della storia dell'alpinismo: basta pensare alla conquista del Monte Rosa da parte del parroco di Alagna don Giovanni Gnifetti nel 1842, alla spedizione di sette giovani gressoneyardi alle alte regioni del Rosa, alla ricerca della Valle Perduta, nel 1778. E sono sempre queste montagne che hanno visto le imprese dei pionieri dell'alpinismo di fine ottocento inizi novecento, fra i quali spiccano i nomi di Giuseppe e Giovanni Gugliermina, Don Luigi Ravelli, G. Calderini, V. Zoppetti, la cordata Vaccarone e Rey ed il noto alpinista novarese G. Lampugnani.

La vista che si gode dalla Cima Mutta verso nord è quindi di assoluto interesse alpinistico. Ma anche durante la salita, lungo il suo versante sud, è sempre possibile ammirare un vasto panorama di montagne lentamente degradanti verso la pianura.

 

GEOLOGIA DELLA MONTAGNA.

La cima, il versante orientale e parte di quello meridionale sono formati da scisti di retrocessione metamorfica. La cresta di accesso alla vetta ed il versante sud-ovest sono gneiss-Sesia (gneiss, micascisti, anfiboliti).

 

NOTE TECNICHE:

località di partenza: Ca' di Janzo

accesso in automobile: da Riva Valdobbia, in Valsesia, salire la strada bitumata della Val Vogna da seguire fino a Ca' di Janzo.

dislivello: 790 metri

tempo di percorrenza: ore 2

difficoltà: E, ultimo tratto EE

periodo consigliato: da maggio fino alla prima nevicata.

cartografia: Carta Nazionale Svizzera, Gressoney, foglio N° 294,

scala 1:50.000. Istituto Geografico Centrale N° 10, Alagna - Valsesia - Macugnaga, scala 1:50.000.

bibliografia: Guida degli Itinerari Escursionistici della Valsesia, C A I

Varallo, volume I, con cartina schematica degli itinerari.

Guida dei Monti d'Italia, Monte Rosa di Gino Buscaini, pagina 355

Valsesia e Monte Rosa, volume II, di don Luigi Ravelli, pagina 271.

 

VIA DI SALITA.

Percorrendo la bitumata della Val Vogna dopo alcuni chilometri si trova, sulla propria destra, un parcheggio (1345) in prossimità del ponte sul Rio di Janzo e poco sotto all'abitato di Ca' di Janzo (1354). Parcheggiata la macchina prendere il sentiero N° 10 segnato con segnavia giallo rossi. Dopo pochi metri di salita abbandonare il sentiero per prendere una scorciatoia che consente di evitare l'abitato Ca' di Janzo e che, costeggiando il torrente, si ricongiunge al sentiero N° 10 dopo circa 10 minuti di cammino (1405). Il sentiero ampio e mai ripido raggiunge, dopo 30 minuti di salita dalla macchina, la frazione Selveglio (1536). Qui occorre fare attenzione per seguire l'itinerario giusto. Fra le case prendere il sentiero di destra, all'uscita piegare a sinistra, poco dopo piegare nuovamente a destra. La presenza di segnavia facilita l'orientamento. Oltre questa frazione il sentiero diventa più stretto, ma sempre evidente e ben segnalato. Dopo 55 minuti di cammino si arriva all'Alpe Poesi (1715). Continuando nella salita si raggiunge l'Alpe Le Piane (1832) ore 1.15 dalla partenza. Superate le baite piegare immediatamente a destra rimontando il sentiero fin sopra il tetto della baita medesima. Subito dopo si raggiunge un pianoro erboso, qui le tracce risultano meno evidenti. La presenza di segnavia consente di superare questo tratto, senza perdere la strada e di riprendere il sentiero ben marcato all'inizio di un lariceto. Al suo termine segue un tratto ripido superato il quale si incontra una mezza costa che adduce alla cresta dividente la Val Vogna dalla Val d'Otro e quindi alla Cima Mutta. La mezza costa deve essere percorsa con attenzione sia per l'orientamento, facilitato da ometti e da segnavia, sia per la natura del terreno a tratti morenico a tratti su sentiero appena marcato.

Considerazioni finali: l'escursione alla Cima Mutta è molto remunerativa per la facilità d'accesso, il non rilevante dislivello e l'ambiente nel quale si svolge. La cima è meta molto conosciuta e frequentata dagli escursionisti locali, molto meno da quelli di altre zone
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