LA TRAGEDIA DEL CERVINO
(14 luglio 1865)
 
a sinistra LA TRAGEDIA SECONDO UN DISEGNO DEL DORE




a destra IL LUOGO DELLA TRAGEDIA
 
 
 

a sinistra: disegno a tratto penna del Cervino, cresta di nord-est. della sigla R.H. del 1890

 

a destra: punto raggiunto da Edgar Whymper e dal suo portatore Luc Meynet in un tentativo del 1861. visibili incisi sulla roccia le sigle
M LUC, E.W. 1861, C.+I.A

 
 
   
CERVINO VERSATE ITALIANO

EDWARD WHIMPER
1840-1911

CERVINO VERSANTE SVIZZERO
 

Da uno scritto dell'alpinista tedesco Teodoro Wundt del 1895

IL CERVINO
II Cervino, che si erge maestoso e solitario, sembra dire alle vette vicine: non c' e nulla di comune fra noi. Ed ecco perché, di fronte a questo colosso, si provano Ie più disparate sensazioni: gioia e paura, ammirazione, orrore, spavento. E ben più, ciò che noi vediamo al primo sguardo si rispecchia pure tragicamente nella storia del monte. Dacché mondo e mondo, tutti subirono iI suo fascino demoniaco e nessun monte ha sollevato tanto entusiasmo, ispirata tanta fiducia, incussa tanta paura e trepidanza; e nessun monte fu tanto spietato e crudele verso i suoi ammiratori ed amici.

LA CATASTROFE DEGLI INGLESI
Da quanto disse iI Whymper e da una esatta osservazione della fotografia, iI punto ove accadde la sciagura non era particolarmente difficile, ma Hadow, che non era esperto alpinista, trovò non poche difficoltà nella discesa del pendio coperto di sassi e di neve. Croz, che lo precedeva, doveva aiutarlo passo per passo, e pare che, mentre egli, messa da parte la piccozza, stava per voltarsi e procedere oltre, Hadow scivolasse e cadesse su di lui. Tutti gli altri erano fermi, poiché la discesa era organizzata in modo che uno solo alla volta dovesse muoversi. Hudson veniva subito dopo Hadow e, secondo Whymper, la fune non era mai tesa. Su quanto accadde poi, le spiegazioni di Whymper e del vecchio Taugwalder differiscono alquanto. AI dire di Whymper, Croz, urtato da Hadow, precipitò nell'abisso gettando un grido spaventoso. Hudson, che non era ben saldo, travolto dalla fune, precipitò trascinando con se nella voragine Lord Douglas. Taugwalder e Whymper stettero saldi alla fortissima tensione della fune, la quale un istante dopo si strappò e fu la catastrofe. Se la corda non si fosse strappata essi pure sarebbero stati travolti e trascinati giù: trattenere quattro uomini sarebbe stato impossibile. Per alcuni secondi vedemmo i nostri poveri compagni scivolare giù sul dorso, colle braccia allargate cercando un sostegno. Poi scomparvero dai nostri occhi, e da dirupo in dirupo caddero sul ghiacciaio del Cervino, da una altezza di oltre mille metri. Dall' istante in cui si strappò la fune, non si poté più venire loro in aiuto. L' ulteriore discesa fu per Whymper assai pericolosa. I due Taugwalder rimasero come paralizzati dallo spavento; gridavano e singhiozzavano disperatamente, e non fu facile indurli a muoversi. Si poté poi stabilire che la fune, che il vecchio Taugwalder usò per legare a se Lord Douglas, era, all'insaputa degli altri, piuttosto debole; era una fune che doveva essere destinata a un eventuale rinforzo, ad essere fissata alla rupe e lasciata lassù. Se egli fece ciò per inavvertenza, oppure colla premeditazione di mettere al sicuro la propria vita, non si seppe. L'inchiesta giudiziaria non diede risultato alcuno. Si deve inoltre osservare che lo stesso Croz, in vista della poca abilità alpinistica di Hadow, era impensierito per la discesa, e disse a Whymper: "Preferirei discendere da solo con lei e con un'altra guida, che non con questi altri....". Sorse allora, in contraddizione colla testimonianza di Whymper, anche la stolta diceria che Taugwalder avesse tagliata la fune. Questa é una calunia destituita da ogni fondamento. Whymper non era uomo da lasciare impunito simile delitto. "Si dice che io abbia tagliata la fune, ma guardi Ie mie mani" disse Taugwalder a un signore di Zermatt. Le sue mani difatti dimostravano con evidenza il terribile sforzo durato per evitare la sciagura.

IL RECUPERO DELLE SALME
Appena Whymper, il sabato, giorno dopo la catastrofe, arrivò a Zermatt alle 19,30, si recò da Seiler per inviare subito gente sul luogo della disgrazia. Numerose guide partirono immediatamente, e al ritorno riferirono d'aver veduto i cadaveri dei disgraziati, ma di non essersi potuti avvicinare a cagione dei molti e pericolosi crepacci del ghiacciaio. Whymper si consigliò alIora col cappellano inglese Mac Kornick, intimo amico di Hudson, e stabilirono di partire la domenica all'alba. E partirono: Franz Andermatten di Saas, i fratelli Lochmatter di Macugnaga, Federico Payot e Giovanni Tairraz di Chamounix. Presero inoltre parte: I. Rebertson e Phillpotts. "Dalla cima dell'Hoornli -cosi scrive Mach Kornick- abbiamo esplorata tutta la distesa di neve a destra del Cervino dove si credeva fossero caduti i nostri anici. Vi si vedeva infatti qualcosa in fondo, ma non eravamo certi che fossero loro. Fu allora deciso di scendere giù sul ghiacciaio del Cervino. Questo ghiacciaio è molto ripido ed ha dei seracchi enormi che spesso precipitano nelle profondità e producono valanghe. Eppure bisognava passare in mezzo a quelli, e più volte, quando queste torri di ghiaccio pendevano minacciose su di noi, Ie guide affrettavano la marcia. Eravamo tutt'altro che certi di poter raggiungere lo scopo nostro. Qualcuno dei larghi crepacci poteva obbligarci al ritorno e a cercare un'altra via. Ma non fu cosi. Si procedeva adagio, ma sicuri verso l'orrendo abisso nel quale erano precipitati gli amici e si rabbrividiva al solo pensiero dello spettacolo spaventoso che ci attendeva. Dopo una breve sosta, lenti e silenziosi arrivammo presso i cadaveri e rimanemmo allibiti di fronte allibiti dall'orribile spettacolo. Croz e Hadow giacevano uno vicino all'aItro, Hudson era alquanto più in la; accanto a lui si vedeva il suo libro di preghiere. A un tratto un grido di sgomento delle guide e un rombo sinistro ci distolse dal nostro raccoglimento funebre. In fretta saltammo dall'altra parte e ci sottraemmo a una spaventosa caduta di sassi. Dopo esserci consultati l'un I'altro sul da farsi, decidemmo di seppellire Ie povere salme nella neve. Le riunimmo in una fossa, che coprimmo di ghiaccio e di neve. SuI libro quindi del povero Hudson furono lette le preghiere per i defunti. Noi ritenemmo che quella tomba lassù, in mezzo alle nevi eterne e al cospetto dell'austera grandezza del monte, fosse il luogo più indicato per quei valorosi alpinisti".
II governo del Cantone Vallese fu invece di parere diverso, e diede ordine immediato di trasportare Ie salme a Zermatt; ciò che fu eseguito il 19 luglio da ventun guide fra i maggiori pericoli.
La salma del diciannovenne lord Francis Douglas non fu ritrovata, di lui fu rinvenuta solo una scarpa.

 

FORMAZIONE DELLA CORDATA E SEQUENZA DELL'NCIDENTE

formazione della cordata
EDWAR WHYMPER
TAUGWALDER (figlio)
TAUGWALDER (padre)
Lord FRANCIS DOUGLAS
Reverendo CHARLES HOUTSON
MR. HADOW
MICHELE CROZ

sequenza dell'incidente
1- CROZ, esperta guida, scende per primo
2 - HADOW cade e travolge la guida CROZ
3 - HOUTSON non riesce a trattenere HADOW e CROZ, viene trascinato nella caduta
4 - DOUGLAS a sua volta viene trascinato nel volo
5 - fra TAUGWALDER (padre) e DOUGLAS la corda si spezza: WHYMPER e i due TAUGWALDER si salvano

 

IL MIO PARERE

 Dopo aver letto il resoconto sulla catastrofe degli inglesi viene spontaneo fare alcune considerazioni. Edwar Whymper era da considerarsi, per quei tempi, un esperto alpinista. Altrettanto esperta era la guida Michele Croz, che Whymper aveva ingaggiato, senza contare la validità delle due guide Taugwalder padre e figlio. A questo punto che necessità aveva Whymper di aggiungere alla comitiva il diciannovenne lord Francis Douglas, il reverendo Charles Hudson e Mr. Hadow non altrettanto esperti. Stando alle cronache Mr. Hadow, quello che poi ha determinato la sciagura, non era mai stato in montagna.
La mentalità alpinistica di quei tempi era di fare cordate numerose, perché, si diceva, più numerosi erano gli alpinisti in cordata e più facile risultava trattenere la caduta di uno dei componenti la cordata stessa. Forse, ma è solo un'ipotesi che sulla scorta dei documenti esistenti non potrà mai essere verificata, è questo che ha indotto Whymper ad aggiungere alla comitiva le persone menzionate.
La tecnica di progressione di quei tempi basata sul principio di formare cordate numerose, poi definite "patriarcali", era fondamentalmente errata. Se uno dei componenti la cordata cadeva lo strappo veniva sostenuto solo dal compagno a monte, mentre gli altri non potevano fare niente per fronteggiare l'emergenza. Se questi riusciva, in qualche modo, a trattenere la caduta la cordata era salva, diversamente era la tragedia per tutti.
Fra Taugwalder e lord Francis Douglas la corda si è spezzata, diversamente anche i due Taugwalder e lo stesso Whymper sarebbero stati trascinati nella caduta trovandovi la morte. Sulla scorta delle testimonianze e dei fatti è da escludere che Taugwalder abbia tagliato la corda. Però, di fronte all'alternativa morire con gli altri o salvare tre vite, se lo avesse fatto come poteva essere valutato il suo gesto ? fino a che punto può arrivare il cameratismo e la solidarietà fra compagni di cordata ? Interrogativi che forse non è neanche lecito porre a chi va in montagna, perché ognuno ha implicitamente la sua risposta.

torriste@gmail.com

 

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