COME AFFRONTARE LA MONTAGNA
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Quando si parla dei pericoli della montagna è invalsa l'abitudine di dividere gli stessi in soggettivi e oggettivi. Questa distinzione viene introdotta agli inizi del 20° secolo da un manuale d'alpinismo. Viene poi ripresa da diversi altri manuali pubblicati successivamente. Secondo questa classificazione i pericoli soggettivi riguardano la persona dell'escursionista per quanto concerne il suo allenamento, il suo equipaggiamento, le sue conoscenze tecniche eccetera. Mentre i pericoli oggettivi riguardano la montagna: pendii ripidi, rocce scoscese, caduta di sassi, eccetera. Non sempre riesce facile classificare i pericoli secondo questa distinzione. Un escursionista che affronta un erto pendio senza applicare, pur conoscendola, la necessaria tecnica, di fronte a quale pericolo si trova ? soggettivo ? oggettivo ? non si sa bene. E poi in escursionismo a cosa serve conoscere la classificazione dei pericoli ? È ben più importante essere in grado di fare una analisi della situazione contingente e, se da questa si accerta l'esistenza di un rischio, valutare la convenienza o meno di affrontarlo per portare a termine la meta in programma. La prima cosa di cui occorre rendersi conto è che la montagna è un ambiente completamente diverso da quello a noi abituale. Nel nostro ambiente noi conosciamo tutto. Molti comportamenti fanno parte del nostro istinto. Operiamo sempre in modo da evitare situazioni che possano arrecarci danno. La montagna è un ambiente nuovo che bisogna imparare a conoscere poco alla volta, col tempo, l'esperienza, al seguito di compagni esperti, fino a muoversi in esso senza danni. Sarebbe interessante analizzare a fondo le caratteristiche della montagna, ma per trattare l'argomento in modo esauriente occorrerebbe scrivere un libro. Ci limitiamo ad esporre le cose essenziali, le più evidenti, in modo schematico, per dimostrare quanto affermato e come logica premessa alle conclusioni che verranno enunciate.

-Sulla montagna coperta da boschi non conviene abbandonare i sentieri. La vegetazione del sottobosco rende problematico il procedere. Il terreno del sottobosco soffice e cedevole, specialmente dopo recenti piogge, può creare seri problemi su pendii ripidi.
- Sulle prealpi, al di sopra dei limiti dei boschi, le erbe lisce e lunghe che coprono la montagna, rendono difficoltoso il superamento di pendii ripidi.
- Muschi e licheni su rocce non creano problemi quando sono secchi. Se bagnati dalla pioggia o dalla nebbia diventano molto scivolosi, alla stessa stregua del vetrato in alta montagna.
- Nella stagione primaverile capita di trovare canaloni pieni di neve. Prestare molta attenzione, di sotto sono vuoti perché scavati dall'acqua che scorre nel canalone.
- Altro elemento da ricordare sulle prealpi, fino ad una quota di 2500 metri, ci sono le vipere. Stando alle statistiche il pericolo di essere morsicati è esiguo. E' però conveniente tenerlo sempre presente.
- In montagna, la nebbia riduce la visibilità fino ad azzerarla su nevai. L'uso della carta topografica, della bussola o del GPS e dell'altimetro è di notevole importanza per portarsi fuori.
- Le condizioni del tempo sono determinanti per la riuscita di qual-siasi salita. Occorre essere al corrente delle previsioni dei bollettini meteorologici, non solo ma saper prevedere il tempo dall'osservazione diretta dei fenomeni atmosferici.
- Nel corso di forti temporali può presentarsi il pericolo di caduta di fulmini. Quando l'atmosfera è carica di elettricità si sente un ronzio caratteristico detto "ronzio delle api". In questo caso il pericolo è im-minente. I fulmini colpiscono di preferenza gendarmi, cuspidi roccio-se, punti di unione di masse geologiche di natura diversa. E' preferibile essere bagnati piuttosto che asciutti. Di grande sicurezza il pascolo e il terreno nevoso.
- Un temporale in montagna ha un periodo di incubazione di quattro o sei ore. Tempo sufficiente per portarsi fuori. Lasciarsi sorprendere da un temporale è sempre un pessimo affare tutto diventa più difficile. Avere a propria disposizione una mantellina impermeabile consente di fronteggiare nel migliore dei modi la situazione.

A conclusione di quanto esposto fino a questo punto appare evidente che la montagna è un ambiente molto complesso, per muoversi senza problemi occorre assimilare i suoi elementi caratteristici, quelli che elenchiamo sommariamente e molti altri ancora. Si ribadisce la necessità di conoscerli a fondo e saperli valutare. Quando si va in montagna bisogna, in ogni momento, essere in grado di fare un'analisi globale del rischio richiesto dalla salita tenendo conto:

- delle proprie condizioni psico fisiche,
- dell'equipaggiamento a disposizione,
- delle condizioni del tempo atmosferico,
- dello stato generale e condizioni della montagna.
- delle proprie capacità e conoscenze tecniche in relazione alle difficoltà da affrontare.

Se da questa valutazione risulta che non è possibile procedere a rischio zero, anche se la cosa è spiacevole, conviene abbandonare la salita. Secondo una certa mentalità, è da vigliacchi battere in ritirata di fronte ad una cima, quando salire diventa rischioso. Non è vero, non è da vigliacchi, è da stupidi il continuare. Correre dei rischi per l'orgoglio di un momento è insensato. Le montagne sono sempre la: nessuno le porta via. È sempre possibile ritentare la salita in condizioni migliori e in completa sicurezza. Si può obbiettare che il rischio non comporta necessariamente lasciarci la pelle. Si è vero. La montagna può anche perdonare un errore. Ma in montagna non ci sono mezze misure: quando si paga un errore, si paga con la pelle. Ed allora non conviene arrischiare. La montagna è vita. In montagna si va per vivere in un modo più bello e intenso. Si va per fare e vedere tante belle cose, da condividere con i propri amici e compagni di gita, in tutta tranquillità e sicurezza. Montagna rischio zero: questo è il modo corretto di andare sui monti.

 
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